Il sentiero, indicato in modo corretto sulla carta Fraternali, si stacca a gomito dalla strada di fondovalle davanti al ricovero abbandonato del Gias Aiera (il cartello non è immediatamente visibile arrivando). Fino al Colletto Cruset è una mulattiera di caccia dalle svolte ampie e regolari, poi diventa una traccia, sempre segnalata da vecchi bolli rossi, che taglia di traverso dapprima la scoscesa valle di Brusà, poi un’altra gola e procede poi a destra come indicato in descrizione, con pendenze sostenute e tratti meno evidenti, specie in salita e controluce, superando alcune balze per arrivare al pendio terminale, anch’esso ripido ma senza difficoltà o esposizione. Esatta la valutazione EE .
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Tutto asciutto e in ordine, sufficientemente segnalato tra tacche bianco-rosse e ometti. Fatto giro ad anello antiorario salendo come da traccia gpx e scendendo per la più diretta che porta esattamente al parcheggio di partenza. Lago del Mombarone decisamente asciutto.
Non fatevi inquietare dal bloccone, non è certo il vostro peso che ne muterà la stabilità. A metà settembre, ombra da mezzogiorno.
La strada di servizio che sale da Laval al Clot della Soma è stata completamente sistemata e battuta, mai vista così ben messa, un biliardo! Salito al Belotte e poi direttamente sul sentiero degli Alpini senza andare sul Morefreddo. Il sentiero è bello lavorato dall’acqua ma comunque ottimamente percorribile, in salita ovviamente bici in spalla mentre in discesa si cicla praticamente tutto. Io mi sono fermato ad un colletto sotto la cima in quanto avevo interesse di vedere lo stato del sentiero e scendere in bici questo versante che non avevo mai sceso mentre in cima sono già stato più volte. Tornato al colle del Morefreddo sono salito in cima, volevo scendere a Seytes non sapendo le condizioni del vallone del Mendie di cui mi avevano ben parlato a inizio estate ma essendo passati 3 mesi chissà… siccome la prima parte del sentiero 330 è l’unica a rientrare nei confini del parco con divieto bici mi sono tenuto sul confine (dx scendendo) navigando con GPS e ravanando un po’ ma comunque stando in sella parecchio su tracce di animali e forse addirittura ex mulattiera (visti cumuli di massi che parevano muretti a secco) fino al Bric del Cucuc dove si può finalmente prendere il sentiero che da lì in avanti tocca solo i confini del parco in un punto ma rimane sempre fuori. Purtroppo il fondo è molto rovinato dal passaggio del bestiame con conseguente dilavamento e creazione di molti viottoli che confondono un po’ la percorrenza, peggiora ulteriormente da Seytes in giù dove diventa p
Saliti al Palon di Resy passando al rifugio Ferrari su sentiero ben evidente e pezzo di carrozzabile nel tratto del Rifugio. Proseguiti su cresta dopo il Palon. Scesi tra sfasciumi di circa 80m di dislivello per intercettare il sentiero che sale al monte rosso dal lago di Resy. In questo tratto la difficoltà maggiore è reperire la traccia è gli ometti poco visibili. Si incontra anche un camino da superare con facili passi di arrampicata e dove è presente una corda fissa. Discesi dal sentiero di salita per il primo tratto è poi puntando in direzione lago di Resy. Successivamente sentiero fino ai laghi della forca e poi rientro a Saint Jacques per comoda carrozzabile fino al rifugio Ferraro e sentiero di salita a Saint Jacques.
Salita sconsigliata anche a chi pensa non la salirò più! Salita faticosa nel tratto successivo alla pietraia per rododendri alti che coprono ogni cosa, buchi compresi. La discesa ha tratti abbastanza esposti, forse dovuti al diradamento delle piogge sempre più intense. A parte questo ci sono pietraie instabili e terreno ripido e ci si muove molto lentamente.
Saliti da San Giacomo di Entracque per la strada fino al bivio dell’ abbandonato Gias Aiera, da lì proseguito su un antica mulattiera di caccia fino al col cruset m 1979. Dal colle proseguito su tracce di sentiero che attraversano ripidi pendii e canaloni, stretti ma senza particolare esposizione e non problematici con terreno asciutto. L’ ultimo tratto fino in vetta su ripidi pendii sostenuti ma senza alcuna difficoltà tecnica, discesi per la via di salita. Gita molto lunga e per gli amanti della montagna più autentica e selvaggia, ottimo luogo per osservazione della tipica fauna alpina, in particolar modo camosci e rapaci.
Siamo partiti dall’Alpe Lo Baou facendo il sentiero 13C, sempre ben tracciato e visibile, arrivando al Bivacco Canavari-Letey che abbiamo trovato, anche questa volta, in ordine. Abbiamo proseguito fino alla Punta del Mont Fourchon. Il percorso di ritorno è stato fatto su quello dell’andata. Il tratto di discesa dalla cima del Mont Fourchon è da farsi con attenzione perché il terreno asciutto presenta del pietrisco che, in certi punti, rende instabile l’appoggio. Visto un solo stambecco, delle marmotte ed un’aquila. Francesca ed Alessandro (CAI/ANA Biella)
L’itinerario si sviluppa in un ambiente superlativo. Lo sterrato della “Route militaire de Viraysse” presenta diversi tratti pietrosi con qualche solco per le forti piogge. Dal bel ripiano dove si trovano le casermette della Viraysse 2504 m. lo sterrato diventa sentiero. Il sentiero che risale il ripido versante ovest della Tete de Viraysse è spettacolare e ciclabile ma richiede attenzione per la discreta esposizione in alcuni tratti; in qualche tornante stretto ed esposto, specialmente in discesa, per prudenza un piede a terra non guasta….. Dalla cima panorama notevole verso il Monte Oronaye. N.B. in Ubaye la pastorizia è sensibilmente diffusa; le greggi di pecore hanno iniziato la demonticazione ma sono ancora presenti sulla media quota; quindi inevitabile è stato un incontro con un folto gregge in movimento e con due irascibili cani maremmani.
Fatta una ricognizione e pulizia. Tutto a posto, salvo ancora un po’ di polvere in basso e licheni in alto sulla linea di sinistra.
Attrezzatura in via a fix generalmente ok, alcune placchette sono un po’ arrugginite. Soste tutte ok, sostituiti un paio di cordoni. Ci si può calcare da qualsiasi sosta grazie alla presenza di maglie rapide. Inoltre, le soste predisposte per le calate (S8, S7, S4, S2, S1) sono tutte con anello.
Partito dalla stazione FS di Biella giro ad anello passando per Tollegno Andorno Rosazza Oropa, fino alla galleria su asfalto poi discesa con varianti off Road sbucando a Favria, giro da 50Km e 1250 D+
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