Avevo sempre salito il versante opposto ma mai questo, è stata una piacevole sorpresa. Il Palon è infatti estremamente panoramico, si percorre su buon sentiero sino in vetta e si può salire in mezza giornata (ho impiegato circa 4 ore in tutto). Vicino al sentiero lastricato si trovano spesso tracce su terra e/o scorciatoie per chi non volesse stare sulle pietre (comunque comode). Sugli ultimi 50 metri di cresta spirava un vento abbastanza forte e freddo nonostante alla partenza non ci fosse un filo di vento. Consigliata.
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In occasione del Memorial “GianFiore” abbiamo richiodato questa via che, riteniamo, una delle più belle e impegnative vie alla parete. Sostituiti gli originali spit, chiodi e soste con una sessantina di spit (piastrine e tasselli Kinobi) e sette soste (Ciano modello “GERVA”). La via ha lo stesso ingaggio e impegno di prima ( una serie di friends dal rosso in giù e’ molto utile). Lavoro condiviso con Claudio Battezzati per ricordare un amico e un grande alpinista: Fiorenzo Michelin, autore di questa via e di tante altre. Grazie a Eva e a tutti gli altri amici per la merenda sinoira.
Solo per aggiungere che oltre alla corda singola da 30m o mezza da 60 usata doppia bastano 7 rinvii di cui 2 slunghi . Prossimamente bollatura del sentiero di rientro. Buone arrampicate a tutti!
Gita stra-recensita quindi poco da aggiungere, sentiero e rocce asciutti quindi condizioni ottimali (a parte il tanto caldo). Segnalo solamente che, in salita, il passaggio “con un masso all’uscita che forma una strettoia” l’ho affrontato senza aggirarlo, facendo passare prima lo zaino e poi tirandomi su grazie alla corda. In vetta ho riletto la relazione ed in discesa l’ho aggirato, comunque è una possibilità. Incontrato solo stambecchi maschi, ognuno per conto suo e che non si interessavano a me, quindi non hanno mosso pietre. Ne ho incontrato uno con pelo mezzo bianco, chi se ne intende mi ha detto che si tratta di un incrocio con una capra domestica.
Lo scopo di oggi era andare a vedere il Rifugio Combe d’Imbert (oggi chiuso) poco sopra Rhuilles. Poi ho deciso di salire la Cima del Bosco già fatta anni fa con le ciaspole. Ritornato a Thures sono salito sull’evidente sentiero che parte all’interno del borgo. Il primo tratto fino alla Croce Chalvet è piuttosto ripido e faticoso, poi va meglio. Incontrate sul percorso diverse mucche pelose. Si tratta di bovini di razza Highland (o scozzesi) molto mansueti e tranquilli. Arrivato in cima panorama grandioso, vista anche la bella giornata. Molto ben tenuta la cappella in vetta. Mi sono fermato per oltre un’ora e trenta in cima in perfetta solitudine. .
Avvicinamento comodo in 30 minuti di evidente sentiero. La via a me è piaciuta molto: qualche muretto a gocce, diedri, camini, spigoli. Protezioni ottime, soste doppie (4 spit per sosta) in caso di affollamento. Roccia bella, anche se qualche passaggio comincia a subire un po’ le ripetizioni. Ambiente superbo, tra le scogliere di calcare e il panorama sul lago. Discesa comoda a piedi, breve disarrampicata poi sentiero e canale con corde fisse che portano alla base. Io ho scalato con lo zaino e non ho avuto problemi in camini e diedri.
Terza giornata di questa parentesi corsa; non sarebbe la stagione migliore per questa via, è ancora troppo caldo, però il posto è di incredibile bellezza e merita un giro. La via è molto bella e poco protetta, chiodi e spit sono molto rari, si integra con camme almeno fino al #3, ma ci sono comunque lunghi tratti su placche improteggibili. La relazione qui su Gulliver è precisa, i gradi sono giusti, tranne forse L7 che a nostro parere non va oltre il 5b/c. All’inizio di L3, credo che invece di seguire integralmente le fessure di dx, convenga proteggersi nelle fessure e poi spostarsi sulla placca a sx che è meno difficile; non si è protetti al meglio ma così in effetti il grado non supera il 5c. Non abbiamo fatto l’ultimo tiro sui tafoni strapiombanti, che si raggiunge con un breve traverso a dx sulla cengia dove arriva L7 (e che in realtà dovrebbe appartenere alla via accanto “Allegria”). La cima si può raggiungere più facilmente continuando a traversare a dx sulla cengia per circa 50 m; da lì con un tiro di 40 m di massimo III+ si salgono placche appoggiate e tafoni con cordini, sempre in diagonale o traverso verso sx; nell’ultima parte si incontrano alcuni resinati. Per scendere si deve ritornare alla cengia con una doppia da 30 m calandosi sul resinato più alto.
Fino alla grotta dei Pagani ampio sentiero reso antipatico dal fondo ghiaioso. Da lì in su: ambiente severo, esposizione continua e arrampicata tutt’altro che banale (relativamente alle difficoltà che non superano il 2*).
6.10 Valmartin 9 Colle di Valcournera 10.30 Punta Balanselmo 12.30 Dome du Tsan Nord 13 Col du Tsan 14 Fine discesa sfasciumosa (la parte peggiore) 15.30 Valmartin Cresta fatta quasi interamente slegati. Materiale corda da 30 (quasi non usata) Friend 0.3 -> 1 (quasi non usati) 2 Rinvii (non usati, c’è un solo chiodo in tutta la cresta) Itinerario interamente secco, scarpe da avvicinamento più che sufficienti. Acqua alla fontana dell’Alpeggio Chevalley oppure nei torrenti che scendono dai vari laghi. Rif Perucca chiuso.
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